Lucia Marcucci è tra i principali esponenti della Poesia Visiva in Italia, conosciuta soprattutto per l’ironia vitale e provocatoria delle sue composizioni verbo-visive, in cui denuncia la mercificazione dell’immagine femminile e rivela le contraddizioni e le ambiguità dei mezzi di comunicazione di massa.
Marcucci frequenta per qualche tempo l’Accademia di Belle Arti di Firenze, ma la abbandona presto per trasferirsi a Livorno. È lei a invitare, nel 1963, gli esponenti del Gruppo 70 – fondato in quell’anno da Eugenio Miccini, Lamberto Pignotti e Antonio Bueno in occasione del convegno Arte e comunicazione al Forte Belvedere – per la messa in scena di una performance, il germe di Poesie e no, che viene riproposta nel teatro in forma completa l’anno successivo dopo la prima presentazione al Gabinetto Viesseux.
In questo periodo, Marcucci «sperimenta e mette in opera delle forme di collage letterario, prendendo a prestito frasi, linguaggi di vario tipo, creando una specie di genere tecnologico»: nascono lavori come il poema L’indiscrezione è forte o i manifesti L’Offesa, Un proverbio cinese e Il destino è nelle vostre mani.
Nel 1965 si ristabilisce a Firenze, dove trova lavoro come insegnante in un liceo ed entra a far parte ufficialmente del Gruppo 70, che coinvolge pittori, poeti e musicisti (tra cui Antonio Bueno, Sylvano Bussotti, Giuseppe Chiari, Ketty La Rocca, Silvio Loffredo, Alberto Moretti, Luciano Ori, Lamberto Pignotti).
Il gruppo si contraddistingue per la vocazione all’interdisciplinarità, la sperimentazione e le ricerche verbo-visive volte a indagare le possibilità di rapporto tra cultura e comunicazione di massa attraverso la codificazione di un nuovo linguaggio, che trova nel collage il mezzo espressivo privilegiato. Sono tematiche e pratiche condivise da Marcucci che, attraverso l’uso del montaggio di ritagli tratti da rotocalchi e pubblicità, conduce una critica corrosiva al linguaggio mediatico e alla comunicazione di massa.
Con il gruppo, l’artista partecipa a numerosi progetti espositivi, dibattiti, performance, festival e convegni nazionali e internazionali come le numerose rappresentazioni di Poesie e no. Nel 1965, l’artista entra in possesso delle pizze di vecchi film non più in circolazione e decide di utilizzare le pellicole in 16 mm montandole come un collage e creando, con il coinvolgimento di Bueno, Miccini e Pignotti, la cinepoesia Volerà nel ‘70, a cui seguiranno Pugni, pistole e baci (1966), Cavalcate (1966) e Cinepoesia (1967).
Alla fine del 1968, dopo lo scioglimento per dissidi interni del Gruppo 70, Marcucci partecipa alle attività e alla rivista del centro Tèchne fondati da Miccini, e al Gruppo Internazionale di Poesia Visiva (detto anche Gruppo dei Nove), formatosi nel 1971 attorno alla rivista «Lotta poetica» ideata da Paul de Vree e Sarenco, gruppo che tuttavia si divide due anni più tardi.
Gli anni Settanta si aprono con le prime mostre personali a Firenze allo Studio Inquadrature 33, a Brescia all’Archivio Denza e allo Studio Brescia, a Venezia alla Galleria Il Canale. Nel 1972 partecipa a Il Libro come luogo di ricerca a cura di Renato Barilli alla XXXVI Biennale di Venezia, dove è di nuovo invitata nel 1978 nell’esposizione Materializzazione del linguaggio ai Magazzini del Sale, curata da Mirella Bentivoglio. In questa occasione Marcucci presenta la serie delle Impronte, opere in cui l’accento si sposta sulla presenza diretta della corporeità femminile e dell’artista attraverso l’impronta del corpo – intesa come “feticcio” o “mito nel mondo delle impurità e/o purezze tecnologiche” – e che segnano l’apertura della ricerca dell’artista verso nuove forme di espressione.
Alla metà degli anni Ottanta Marcucci si dedica alla tecnica del pastello, con cui realizza composizioni basate sugli antichi segni e disegni dell’uomo, dense di rimandi simbolici e riferimenti alchemici o esoterici. L’artista realizza anche lavori basati sulla materialità degli oggetti di cui si appropria e che trasforma in sculture, riprendendo le sperimentazioni già avviate negli anni Sessanta.
Dagli anni 2000 in poi, Marcucci recupera e rinnova le mai del tutto abbandonate pratiche degli anni Sessanta e Settanta, con opere basate sulla manipolazione dei manifesti pubblicitari, icone patinate (e opportunamente ritoccate) di un mondo perfetto, popolato di nuove divinità prive di imperfezioni, che l’artista stravolge attraverso sovrapposizioni e cancellature.
Nel 2003 le viene dedicata la mostra antologica Lucia Marcucci. Poesie Visive 1963-2003, curata da Lucilla Saccà al Palagio di Parte Guelfa di Firenze; nel 2009 l’artista partecipa con un libro d’artista alla mostra Venezia salva. Omaggio a Simone Weil curata da Vittoria Surian ai Magazzini del Sale, evento collaterale della LIII Biennale di Venezia. Nel 2010 la mostra Supervisiva alla galleria Frittelli arte contemporanea, Firenze; la partecipazione alla Biennale Internazionale d’Arte di Malindi curata da Achille Bonito Oliva. Negli ultimi anni, partecipa a numerose mostre collettive dedicate alle ricerche verbo-visuali e ai rapporti tra arte e femminismo, tra cui Ennesima. Una mostra di sette mostre sull’arte italiana alla Triennale di Milano nel 2013, Magma. Il corpo e la parola nell’arte femminile in Italia e in Lituania dal 1965 a oggi all’Istituto Centrale per la Grafica di Roma nel 2018, nel 2019 Il Soggetto imprevisto. 1978 Arte e femminismo in Italia presso FM Centro per l’arte contemporanea a Milano; Doing Deculturalization a Museion, Bolzano, Intermedia. Archivio di Nuova Scrittura di nuovo a Museion e al Mart di Rovereto.
Nel 2020, per la casa di moda Dior, Lucia Marcucci ha ideato l’opera Vetrata di poesia visiva, una grande installazione che ha trasformato l’ambiente della sfilata parigina in un maestoso palco con immagini colorate e luce, richiamando la dimensione sacra delle finestre con vetrate policrome delle cattedrali gotiche.
Nel 2022 il MAMAC Museo d'arte moderna e contemporanea di Nizza le rende omaggio con la mostra Lucia Marcucci. Les secrets du langage.
Nel 2023, in occasione della ricorrenza dei suoi novant'anni, Arge/Kunst e Museion, a Bolzano, le dedicano due mostre, rispettivamente L'Offesa e Poesie e no.
Inoltre, sempre nel 2023, il MAMBO – Museo d'Arte Moderna di Bologna ha acquisito l'opera Anarchism (1965), il Centro Pecci di Prato ha esposto nelle sale della collezione permanente l'opera Un proverbio cinese (1964) e il Museion di Bolzano ha ottenuto il finanziamento del PAC – Piano per l'Arte Contemporanea del Ministero della Cultura per l'acquisizione di tre opere: Whop (1967), Alt! (1972) e Aa, Bb, Cc (1977).