NEWS

ArteFiera 2023, stand Frittelli arte contemporanea, installation view. Photo: Fabio Mantegna
3 - 5 Febbraio 2023

ARTEFIERA 2023

In occasione di ArteFiera 2023, Frittelli arte contemporanea presenta un progetto curato da Raffaella Perna intitolato Arte, fotografia e mass-media negli anni Sessanta.

“Gli anni Sessanta si caratterizzano per una svolta decisiva nel rapporto tra arte e fotografia: quasi contemporaneamente numerosi artisti e artiste, differenti per età, area geografica e soprattutto per modalità e fini espressivi, si ritrovano accomunati da un ricorso massiccio al medium fotografico, concepito come uno strumento essenziale per un rinnovamento linguistico volto a oltrepassare la poetica informale e a ridisegnare i confini della relazione tra la soggettività del fare artistico e l’oggettività del reale. Negli anni Sessanta la fotografia diventa infatti un mezzo ampiamente diffuso nella neoavanguardia italiana: dalla prima metà del decennio un nutrito novero di artisti legati al Gruppo 70 e più in generale alla Poesia visiva e all’esperienza della Mec-Art promossa da Pierre Restany ricorre alla fotografia – spesso sotto forma di riporto fotomeccanico, collage e fotomontaggio – per ridimensionare, da un lato, le componenti pulsionali ed emotive dell’agire artistico, dall’altro, per entrare in relazione con l’universo della comunicazione mass-mediatica. 
In Italia la sperimentazione di tecniche di riproduzione foto-meccanica, oltre alla finalità di prelievo diretto della realtà, viene portata avanti anche per il suo valore socio-politico (potenziale) da artisti come Mimmo Rotella e Gianni Bertini (entrambi parte della Mec-Art), convinti che attraverso la serialità progettuale delle opere si possa aprire la strada a una visione più democratica dell’arte e alla sua diffusione al di fuori dei circuiti deputati. La capacità di persuasione e condizionamento dei mass media non sfugge a questi artisti che, come i loro colleghi attivi nell’ambito verbo-visuale, Lucia Marcucci, Lamberto Pignotti, Luciano Ori, Ketty La Rocca, Giuseppe Chiari, Tomaso Binga, mostrano uno sguardo critico nei confronti della sfera della comunicazione e dell’informazione, affine a quello proposto da Marshall McLuhan in Understanding Media (1964), pietra miliare della cultura dell’epoca. McLuhan sostiene infatti la necessità che i media non vengano indagati per i loro contenuti, ma per i meccanismi strutturali con cui pianificano e veicolano la comunicazione: secondo lo studioso è il medium in sé, non i suoi contenuti o i suoi diversi usi, a plasmare le forme di associazione e azione umana. I meccanismi di manipolazione e deformazione dello spirito critico dell’universo pubblicitario, con i suoi appelli alle pulsioni elementari del consumatore e i suoi stereotipi, diventano di conseguenza un tema ricorrente nella sperimentazione di artisti e artiste che intendono demistificare il linguaggio mass-mediatico e il sistema di valori connesso alla società dei consumi. La cultura dell’advertising, per dirla con le parole di John Berger, muta il consumo in «un surrogato di democrazia. La scelta di ciò che uno mangia (indossa o guida) assume il ruolo di scelta politica significativa. La pubblicità aiuta a mascherare e a compensare tutto ciò che di non democratico vi è nella società […]. La pubblicità è, in definitiva, una specie di sistema filosofico. Spiega ogni cosa nei propri termini. Interpreta il mondo». 
In opposizione a questo “sistema filosofico” si snodano percorsi artistici eterogenei (stranianti, ironici, ludici …), accomunati dall’impegno, insieme politico ed estetico, a decostruire il funzionamento del linguaggio pubblicitario, cardine del sistema capitalista. La riflessione sui mass media diventa, quindi, come afferma nel 1969 Umberto Eco: «Un argomento universale, obbligando chiunque a prendere coscienza del problema. E questo anche perché è proprio negli anni Sessanta che si verificano anche in Italia quelle condizioni socio-culturali che erano state proprie di una società industriale avanzata, come gli Stati Uniti, nel decennio precedente». Da questa nuova consapevolezza politica – che a distanza di decenni si dimostra ancora attuale – muove l’opera fotografica degli artisti e delle artiste raccolti in questa pubblicazione”.

Photogallery