Artista originale ed eclettico, pittore astratto, informale, inventore di soluzioni provocatorie, ma anche scrittore, performer, promotore di eventi, Gianni Bertini è stato uno dei protagonisti dell'arte della seconda metà del Novecento.
Nato a Pisa nel 1922, dopo la laurea in matematica, Gianni Bertini ha esordito in alcune manifestazioni espositive dell'immediato dopoguerra, conquistando presto una posizione di rilievo nello scenario artistico nazionale.
Nel 1949 viene inaugurata, alla galleria La Strozzina di Firenze, l'esposizione internazionale Arte d'Oggi. In questa importante mostra, alla quale partecipano fra gli altri Afro, Cagli, Fontana, Morlotti, Munari, Soldati e Veronesi accanto a Deyrolle, Messagier, Mortensen, Poliakoff e Vasarely, Bertini espone le opere del suo primo ciclo, i Gridi, facendo uso di lettere stampigliate e cifre.
Nell'ottobre del 1949 una sua personale è ospitata dalla galleria libreria Salto a Milano, all'interno delle iniziative promosse dal MAC (Movimento Arte Concreta), con cui manifesta una temporanea sintonia presto seguita da un vivace interesse per le sperimentazioni pittoriche di tipo informale, concretizzate, nella seconda metà del 1951, in opere affini all'Arte Nucleare. Nei primi mesi dell'anno successivo Bertini si trasferisce a Parigi, dove trova presto posto nel côté artistico e intellettuale della capitale francese. La sua posizione indipendente e sperimentale è subito apprezzata da Edouard Jaguer e Pierre Restany, il quale lo seguirà da vicino, inserendolo fra i protagonisti della “astrazione lirica” e firmando una prima monografia su di lui nel 1962, pur perseverando lungo la linea informale, Bertini dipinge atmosfere incantate, ricerca riferimenti mitologici poi ricorrenti in opere di impianto “meccanomorfo”, si cimenta in azioni performative non prive di ironia che trovano la loro manifestazione nei processi di “bertinizzazione” presentati nei primi anni Sessanta a Parigi, Bruxelles e Venezia.
Sono anni in cui è sempre più affascinato dalle immagini a stampa, le quali diventano protagoniste: prima la serie delle Mitologie, collages con ritagli di giornali e interventi pittorici, e, a seguire, le opere della “Mec Art”, tecnica messa a a punto da Bertini stesso, in cui le immagini fotografiche sono riportate su tela emulsionata o metallo, e poi elaborate in chiave pittorica. Vetture di Formula 1 e atleti nel pieno del loro impegno, ragazze sexy e alla moda, insieme ai venti di guerra di momenti più storici, immagini pubblicitarie e fotografie di cronaca diventano un modo di impossessarsi della realtà, reinterpretando i miti del nostro tempo. L'estetica Mec si rivela subito di estrema attualità e rappresenta, a tutti gli effetti, la possibilità di costituire un'alternativa europea alla Pop Art.
Queste opere trovano subito grande visibilità in numerose occasioni internazionali fra il 1966 e il 1968, anno in cui Bertini ha anche una sala personale alla Biennale di Venezia, dove presenta una selezione delle sue opere Mec di maggiore impatto.
Negli anni successivi la sua vitale creatività non si ferma: continua a sperimentare ipotesi di elaborazioni dell'immagine, a promuovere azioni, a intraprendere iniziative editoriali e interventi sul rapporto tra parola e immagine, condividendo alcuni aspetti della Poesia Visiva e promuovendo, accanto a Sarenco, riviste come “Lotta Poetica”. L'attività pittorica dei decenni a seguire prosegue sulla scia della Mec Art, rinnovata nei soggetti e nelle tecniche, attraverso i cicli come Abbaco (1976-1982) o quelli dedicati alla Guerra del Golfo (1991) e ad Antonin Artaud (1991), fino alle stampe in digitale e, nell'ultima produzione, scegliendo come supporto il legno.
Gianni Bertini è mancato l'8 luglio 2010 nella sua casa a Caen in Normandia.
La sua attività artistica e spirituale ha trovato continuità negli Archivi a lui intitolati, fondati, il primo già dal 2005 a Firenze da Frittelli arte contemporanea e il secondo nel 2011 a Milano dal figlio Thierry, che nel 2020 hanno realizzato insieme a Francesco Tedeschi il Catalogo Ragionato di Gianni Bertini.