Libera Mazzoleni

«Certamente l’arte è una curiosa, singolare attività espressiva,

ma allora, che dire,

di ciò che rimane

io, davvero, non saprei dire cosa sia,

tuttavia,

potrei dire cosa ha rappresentato per me.

Una compagna di percorso,

il modo per allontanare la solitudine,

una scansione del tempo che ha sostenuto la possibilità progettuale

una bussola posata su 3000 anni di stratificazioni significanti!

La possibilità di accogliere, nella sua trama, la complessità della realtà esterna.

Così lievemente come un dono del tutto gratuito

che ha sollecitato la mia gratitudine.

Un farmaco,

un rimedio al vivere!»

 

Libera Mazzoleni, da Il pollo & l’arte, 2014

 

 

Il percorso di Libera Mazzoleni si distingue per la molteplicità di forme espressive esplorate (scultura, fotografia, performance, pittura) e per la costante riflessione critica sull’operare artistico.

Nata a Milano nel 1949, dopo la maturità artistica Mazzoleni frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si diploma nel 1970. Dal 1968 al 1973, realizza sculture colorate in poliestere dai profili ondulati, concepite in contrapposizione con la staticità gerarchica delle forme monumentali della Minimal Art e in dialogo “con la dimensione fluida e “in divenire” dell’esistenza”, che espone in numerose mostre collettive: alla Galleria San Fedele (Rassegna San Fedele 1 nel 1970; Proposte Documenti - Rassegna San Fedele nel 1971 e ancora nel 1972) e al Parco Sempione (1971) a Milano, al Grand Salon Ricards di Parigi e alla Malta Society of Art nel 1972.

Nel 1973 tiene la prima personale al Palazzo dell’Arengario di Milano, dove espone sculture in poliestere, ferro e poliuretano accanto a pannelli in formica, in cui le linee che riprendono i profili delle sculture sono associate a fotografie di parti del corpo femminile e a frasi sull’essere e l’identità tracciate a mano libera. L’anno successivo realizza il libro d’artista Linee Complessi Essere: le fotografie e la scrittura creano un percorso di ricerca sull’identità e sull’autenticità, che parte dall’immagine del corpo nudo dell’artista, ritratto di schiena e raccolto su sé stesso, sul quale Mazzoleni scrive un discorso in cui esprime il suo rifiuto di una “concezione astratta e impersonale dell’arte”.

Nel 1976 realizza Ulrike Meinhof, polittico fotografico che raccoglie immagini diverse – incisioni storiche della caccia alle streghe, fotografie della Meinhof e ritratti dell’artista –, ideato a seguito della notizia del presunto suicidio della giornalista tedesca, rivoluzionaria e terrorista della R.A.F. (Rote Armee Fraktion).

Nel 1977 è invitata da Romana Loda a partecipare alla mostra Magma al Museo di Castelvecchio a Verona e nello stesso anno espone a Firenze nella mostra Il volto sinistro dell’arte, di nuovo a cura di Loda, la serie Luca, II – 49: sedici fotografie in cui le parole di un versetto del Vangelo di Luca sono cancellate e accostate a immagini diverse, creando di volta in volta significati imprevisti che svelano il carattere “escludente e misogino” del testo e al contempo suggeriscono altre possibilità, in una prospettiva femminista di liberazione dall’oppressione.

Mazzoleni sviluppa la sua ricerca anche nel campo della performance: in Afanisi (Galleria Centrosei, Bari, 1977) indaga l’espropriazione della singolarità della sessualità femminile messa in atto dalla psicoanalisi freudiana. Narciso contro Narciso (Galleria Comunale di Arte Moderna, Ancona, 1979) ritorna sul tema dell’identità e la scoperta di sé nell’essere e nel divenire e suggerisce, con il richiamo alla figura di Narciso, gli effetti distruttivi del modello patriarcale.

Negli anni Ottanta crea la serie Oggetti inutili (1980), “piccoli monumenti al contemporaneo” composti da materiali riciclati e di recupero e le Superfici monocrome (1985) in fibra di vetro, che sanciscono l’azzeramento dell’immagine a favore di un “ritorno alle radici dell’informale”. Nelle performance (Consumarsi del 1981 e Frammenti del 1989) l’artista, attraverso la gestualità del corpo, la proiezione di immagini e la propria voce registrata, ripercorre i cardini della cultura Occidentale, mentre nelle installazioni Stonehenge 2000 e Un luogo della memoria (entrambe del 1986) traspare l’interesse per la mitologia. Queste tematiche sono alla base dei lavori del decennio successivo, in cui l’artista approfondisce la riflessione sul mito (La danza della gru cieca, performance del 1993) e analizza “le contraddizioni del percorso culturale e tecnico dell’Occidente” (Charlie e l’Amore del 1999, elaborazioni fotografiche di ordigni atomici e immagini tratte dal film Two Faced Woman).

Lo sguardo di Mazzoleni si allarga sui luoghi “difficili” del mondo, articolandosi in progetti che comprendono svariate modalità espressive: la memoria dell’olocausto permea il lavoro Vorrei incontrare il cuore del mondo (1997), composto da dipinti, un libro di poesie e dal video L’arte come rimedio al vivere e ritorna in I muri della mente (2006-2008), lavoro dedicato ai meccanismi di esclusione, negazione, nichilismo nei confronti dell’“altro”, in cui l’operazione artistica si qualifica come “procedura di verità”. Sulla stessa falsariga si pone Altante del Mondo (2006): il progetto racconta, attraverso un libro d’artista, le stampe su pvc del Planisfero e dei Continenti, il video Ma noi siamo qui per aiutarvi, un mondo “smarrito” che, come dice G. Longoni, rivela come “l’eccesso caotico e ingovernabile di un reale riempito a dismisura di oggetti connotati esclusivamente dalla loro funzione d’uso”.

I femminicidi perpetrati a Ciudad Juàrez in Messico tra il 1993 e il 2002 sono all’origine dell’opera Las Mariposas del 2008: la serie è composta dall’elaborazione grafico-fotografica di circa 600 farfalle disposte su 42 riquadri; sul dorso di ciascuna l’artista ha inserito il nome di una delle oltre 600 donne che a oggi risultano scomparse.

L’esegesi dei miti dell’Occidente e le questioni identitarie ed esistenziali rimangono centrali anche nei lavori più recenti di Mazzoleni, in cui si intrecciano la riflessione sull’atto creativo e artistico e quella sui mutamenti innescati dallo sviluppo tecnologico: tra gli altri, Oh! L’identità del 2010, L’ultima cena del 2014 e la performance del 2015 Oggi , “Gli dei se ne sono andati”.

Cataloghi

Altra misura. Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni '70
Altra misura. Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni '70
Anno:
Editore: Carlo Cambi Editore, Poggibonsi (SI)
Curatore: Raffaella Perna
Lingua: italiano-inglese
Pagine: 168
Costo: €
Esaurito

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