Nel 1963, insieme a Lamberto Pignotti con il quale ha condiviso l’esperienza di "Protocolli" e "Dopotutto", si affianca al Gruppo 63 pur non approvandone completamente gli intenti e i risultati. Lo stesso anno i due artisti, spinti dall’interesse verso l’interdisciplinarietà dei linguaggi e delle arti, organizzano il convegno Arte e Comunicazione al Forte Belvedere da cui ha origine il “Gruppo 70”. L’anno successivo gli orientamenti si precisano, come testimonia il secondo convegno indetto dal gruppo dal titolo Arte e tecnologia al quale fanno seguito esposizioni e dibattiti.
Nasce la “poesia tecnologica” e il “Secondo Gruppo 70” che si allarga oltre i confini fiorentini favorendo l’inserimento di partecipazioni non locali come ad esempio Ziveri e Bonito Oliva. In questa fase l’artista precisa l’uso della tecnica collagistica con recupero di materiali linguistici propri delle comunicazioni di massa.
L’intensa attività del gruppo si manifesta in esposizioni, conferenze, spettacoli teatrali come Poesie e no (II parte), allestito al Piccolo Teatro di Livorno e di cui Miccini è il realizzatore.
Nel 1969 fonda il Centro Téchne che, oltre a incoraggiare le nuove correnti plastiche, ospita le nascenti compagnie teatrali dei Magazzini Criminali (allora Carrozzone) e del Teatro Jarry. Il centro inoltre svolge un’attività editoriale importante attraverso la realizzazione e diffusione della rivista "Téchne" che, non solo prova l’esistenza di un dibattito culturale insospettabile nella provinciale Firenze, ma promuove attraverso i "Quaderni" la circolazione della poesia visiva. “Téchne” è senza dubbio una delle prime case editrici di libri d’artista e Miccini uno dei pochi artisti italiani che si è precocemente cimentato in tale genere artistico.
Con lo scioglimento del Gruppo 70, nel 1969 l’esperienza continua sotto l’etichetta “Poesia visiva”. Miccini si lega a Sarenco con il quale partecipa all’avventura di "Lotta Poetica" dirigendone la seconda e la terza serie. Nel ‘72 con il Gruppo dei Nove (Alain Arias-Misson, Jean-François Bory, Herman Damen, Paul De Vree, Eugenio Miccini, Lucia Marcucci, Luciano Ori, Michele Perfetti, Sarenco) partecipa in prima fila all’ «internazionalizzazione» della poesia visiva, ovvero alla sua accreditazione oltre i confini nazionali.
La storia di Eugenio Miccini è fatidicamente legata al libro, anzi, più esattamente ad ogni tipo di prodotto cartaceo come la rivista, la carta postale, il volantino. Ognuna di queste opzioni permette di supportare il pensiero e di distribuirlo diffusamente; ognuna permette una creazione libera nonostante l’impiego di strumenti comunicativi "usurati", come la scrittura; ognuna corrisponde a un mezzo di comunicazione facile e diretto.
Eugenio Miccini ha partecipato a importanti manifestazioni artistiche internazionali e al suo lavoro sono dedicate numerose pubblicazioni e alcune tesi universitarie. Ha diretto per il Centro Baratta di Mantova una collana di libri dedicati alla performance, al libro d’artista, alla poesia concreta e al teatro.
Le sue opere figurano nelle collezioni di importanti musei come il MoMA di New York, il BWA di Lublino, e delle gallerie civiche di Tokyo, Perth, Lodz, Valencia, Bologna, Mantova.