Frittelli arte contemporanea apre la nuova stagione espositiva con una mostra personale di Paolo Masi, a cura di Marco Meneguzzo, che ha selezionato opere dell'ultimo decennio.

L'esposizione si muove all'interno della duplice polarità di colori “materiali” riflettenti luce propria e forme eterogeneamente identificabili nello spessore culturale urbano, in cui scava l'artista.

Dalle esperienze della pittura informale e dell'astrattismo concreto (al quale aderisce attraverso una sua libera interpretazione) Paolo Masi passa ad un'attività articolata e diversificata sul piano tecnico-logistico: interroga le possibilità dell'arte contemplando la materia e trasformandola. Negli anni '60 tende ad un'espressione emblematica della vita odierna relazionandone i segni in una classificazione bidimensionale, chiudendoli in dimensioni precise, in colori di estrazione non naturalistica, ottenendo una “destrutturazione analitica della presenza colore”, ricerca sulla tela una tridimensionalità attraverso una particolare declinazione della griglia geometrica. La ripetizione delle forme allude al lavoro meccanico, alla reiterazione dei gesti, ad un vero e proprio graficismo programmatico inteso come segno di un ordine che si vuole ricostituire per intero, ricollegandosi anche al Costruttivismo russo e al Bauhaus, che per primi hanno sperimentato l'applicazione industriale nell'arte. In questo periodo partecipa a gruppi di ricerca estetica come il Centro F Uno, che è riuscito a trasgredire “la situazione d'insularità culturale in cui si trovava ad operare la città di Firenze, una città che vive in una situazione particolare di congelamento e di coniugazione al passato remoto”.

In seguito si avvicina alle contestuali esperienze analitico-riduttive, scomponendo e riorganizzando sul pavimento e contro le pareti aste di alluminio, specchi, fili e piccoli plexiglas colorati, che estendono anche alla terza dimensione la ritmicità dello spazio-colore. La fase successiva coincide con il ritorno alla bidimensionalità attraverso il progetto Rilevamenti esterni – conferme interne (1974-1976), elaborazione che Paolo Masi sviluppa a partire dal lavoro iniziato nel '74 a New York delle Polaroid di tombini, muri e pavimenti. I rilevamenti, che rimandano ad un'analisi sottile del contesto urbano, costituiscono un legame tra lavoro materiale e rapporto con la storia, con la propria realtà esistenziale. Le Tessiture e i cartoni da imballaggio, sui quali interviene modificando (bucando e tagliando) l'originaria struttura, sono la prova della presenza del “gioco inteso come creatività e al contempo come disagio sociale”.

Nella seconda metà degli anni '70 risulta insorgente l'accentuazione sensibile, come si può constatare dalla parete analitica di occasioni materiche, sensitive, ottico-tattili, proposte alla Biennale di Venezia del 1978: esempio di transito concettuale verso la fenomenologia percettiva.

Negli anni '80 prosegue una ricerca analitica sulla pittura e sul colore, percepito come materialità capace di assorbire o riflettere la luce. I colori sono chiamati a percepire le mutevoli vibrazioni ottiche, in quanto evidente è la volontà di indagare la leggibilità percettiva dello spettatore.

Negli anni '90 recupera un rapporto di identificazione e riscoperta del proprio territorio attraverso gli aspetti storici e geometrico-razionali, che caratterizzano la città di Firenze, come si può notare dall'intervento del 1993, Rullopittura, in cui Paolo Masi si riallaccia alla stratificazione storica e ai segni che essa produce. In questi anni la superficie pittorica viene suddivisa dall'artista in fasce orizzontali di colore, bande di pigmento stese con tecniche differenti, realizzando, così, un confronto sulla base dell'effetto di superficie.

Le tele dell'ultima serie Particelle=Immagine sono solcate da vere e proprie costellazioni di forme generate e confermate dalla volontà di attuare un'interazione tra il percorso di creazione delle forme e quello della loro differenziazione all'interno dell'opera stessa. I cartoni quadrati diventano supporti che accolgono bucature e incisioni; i tondi in plexiglas della serie Invaders, frutto della sovrapposizione di più strati di pellicola pittorica, inglobano segni quasi primordiali. L'inedita installazione dei fili a parete mostra ancora una volta il tentativo dell'artista di creare esperienze percettive che colpiscono l'immaginario del visitatore. Paolo Masi, narratore, ci presenta e conferma, così, i protagonisti indiscussi del suo racconto artistico: la gestualità, il colore, il segno.

 

La manifestazione aderisce alla giornata del contemporaneo indetta dall'AMACI.

Vedute della mostra