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MIART 2023, stand Frittelli arte contemporanea, installation view. Photo: Fabio Mantegna
14 - 16 Aprile 2023

MIART 2023

Frittelli arte contemporanea è lieta di annunciare la sua partecipazione a MIART 2023 con uno stand (HALL 3 | BOOTH A114) dedicato all’artista, poetessa visiva e performer Tomaso Binga.

Il progetto espositivo, intitolato Tomaso Binga. Parole abitate, è concepito in continuità con l’omonima mostra curata da Raffaella Perna lo scorso autunno negli spazi della galleria. Un dialogo tra le serie più recenti realizzate tra il 2019 e il 2022 - Alfabeto poetico monumentale, AlphaSymbol - e opere degli anni ’70 - tra cui Scrittura arrampicata, Esse sono e F,T,O - che esplora la relazione tra corpo, linguaggio e identità.

Tomaso Binga, al secolo Bianca Pucciarelli, ha adottato uno pseudonimo maschile per denunciare le discriminazioni subite dalle donne nel mondo dell’arte. Fin dagli esordi, la sua ricerca si è rivolta alla materialità della parola e al linguaggio come strumento di costruzione di una soggettività femminile attiva. 

Nella serie Alfabetiere murale o Scrittura vivente, elaborata nel 1976, l’artista si è riappropriata della comunicazione verbale facendosi ritrarre fotograficamente mentre componeva con il proprio corpo le lettere dell’alfabeto. Una riflessione sul potere del linguaggio che torna nell’Alfabeto poetico monumentale, in cui Binga modella parole con lettere in polistirolo che riproducono la sua altezza reale (1.60 m), dando vita a sculture verbali che sfidano, anche nella scelta del supporto, i canoni del monumento visto come campo di espressione privilegiato del predominio maschile sul mondo.

Come scrive Raffaella Perna: «Binga torna a esplorare il carattere iconico della scrittura e a porre l’accento sulle qualità visive della parola: nella sua ricerca, di ieri e di oggi, l’alfabeto prende corpo e si fa, anzitutto, immagine».

In quest'occasione, l'accento è posto anche sulla declinazione performativa dell'opera di Binga, contestualizzata nell’ambito di un generale fenomeno di riscatto della comunicazione non verbale e di denuncia di ogni forma di assoggettamento e sfruttamento tipici degli anni ’70 attraverso l'accostamento con opere di artisti come Ketty La Rocca, Libera Mazzoleni e Gina Pane.

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