ARTEFIERA 2025
Frittelli arte contemporanea
HALL 26 – BOOTH B14
In occasione della 51a edizione di Arte Fiera, Frittelli arte contemporanea (Firenze) presenta due focus tematici: il primo dedicato alla mostra Show me off. Paolo Masi welcomes Servane Mary curata da Eva Brioschi e realizzata in collaborazione con APALAZZOGALLERY (Brescia), attualmente in esposizione a Firenze fino al 21 febbraio 2025; il secondo relativo al lavoro - che la galleria porta avanti da molti anni - di valorizzazione e promozione delle esponenti italiane dell'arte femminista.
1. Show me off. Paolo Masi welcomes Servane Mary a cura di Eva Brioschi
L’idea di questo progetto è nata dalla constatazione di evidenti somiglianze tra alcune soluzioni formali adottate da Masi e da Mary, senza che i due si conoscessero, senza essere a conoscenza dei rispettivi lavori. Mary è più giovane di Masi, ma questo non determina nessuna filiazione, nemmeno inconsapevole.
La pittura di Mary si insinua e stratifica sulla materia producendo un segno che risulta da sovrapposizioni, colature, ossidazioni. Controllo e casualità si alternano in opere, a volte monumentali, realizzate su tele stampate e colorate ad acrilico, o su pannelli di pegboard che diventano supporti per smalti e pittura spray. I fori di questi pannelli laminati diventano, a loro volta, un pattern da riprodurre serigraficamente sulle tele, diventando una griglia da utilizzare come uno sfondo per altre sperimentazioni e accumuli, richiamando anche le suggestioni visive del mondo digitale e degli schermi pixelati.
Anche Masi lavora con una componente forte di casualità, per esempio nella scelta dei supporti che devono arrivargli tra le mani attraverso incontri di vita, e parla di tracce lasciate dalla sedimentazione e stratificazione dei materiali, dal loro accumulo, dal loro passare di mano in mano, di storia in storia, di esperienza in esperienza. Le tracce per Paolo sono quelle che disegna la vita, con il suo fluire come un fiume che ci conduce in un viaggio fatto di incontri, on the road, come la poetica beatnik a lui molto cara.
2. Arte e femminismo
Risale agli anni Settanta la prima rivolta alla società e alla sua cultura patriarcale. Un momento nevralgico nella storia dell’arte italiana del XX secolo durante il quale la diffusione del pensiero femminista ha prodotto una nuova consapevolezza critica - e autocritica - che ha spinto molte artiste a ripensare il proprio ruolo nella società, a rivendicare spazio nei musei e nelle istituzioni, a denunciare la carenza di visibilità e le discriminazioni subite, a lavorare in gruppo condividendo il proprio vissuto e talvolta le proprie ricerche artistiche.
Alcune di loro, come ad esempio Paola Mattioli e Stephanie Oursler, militano nei gruppi femministi e praticano l’autocoscienza; altre artiste, come Tomaso Binga e Libera Mazzoleni, pur non militando, sposano le idee del femminismo e leggono i manifesti e i testi teorici; altre ancora, come Ketty La Rocca e Lucia Marcucci, sebbene non si definiscano femministe, partecipano alle mostre di sole donne, si confrontano con curatrici e critiche d’arte sensibili alle nuove istanze del femminismo e realizzano opere che criticano apertamente le disparità tra i sessi.
E' dunque questa filosofia della differenza, del dissenso, della riappropriazione dell'identità, che si traduce in una molteplicità di forme espressive (scultura, fotografia, performance, pittura) e che si focalizza perlopiù sul rapporto corpo-parola, la narrazione che propone questo progetto espositivo.