Frittelli arte contemporanea presenta FUORI TUTTO, una nuova mostra dell'artista, poeta, romanziere Nanni Balestrini.

Dopo Tristanoil, il film più lungo del mondo presentato nel 2012, l'artista scrittore torna nella galleria fiorentina con un progetto inedito intitolato FUORI TUTTO e due nuclei di opere recenti: I maestri del colore e Neri.

FUORI TUTTO indica un'uscita, una proiezione, una disseminazione della creatività: è un'opera d'arte “in formazione”, un nucleo di tele realizzate dall'artista con la partecipazione attiva del pubblico invitato a rielaborarle in chiave di relazione e co-autorialità. 

In mostra saranno inoltre esposti due distinti cicli di opere, I maestri del colore, omaggio-dialogo con le icone della storia dell'arte riprodotte nella famosa collana di Fratelli Fabbri editori, e Neri, una nuova riflessione sul concetto di “distruzione” in cui macchie nere invadono lo spazio costruito dalle parole. Questi cicli sono legati tra loro come declinazioni possibili e complementari di un lavoro che si propone di intervenire sul complesso universo del “visibile”, inteso come il luogo del nostro incontro totale con il mondo, attraverso le sue configurazioni, potenzialmente infinite, di esistenza concreta. 

I maestri del colore riprende in chiave inedita riproduzioni di quadri famosi: grandi icone della storia dell’arte dipinte da Paolo Uccello, Fernand Léger, Paolo Veronese, Eugène Delacroix, El Greco, Pieter Paul Rubens, sulle quali l’artista inserisce ritagli di frammenti di testo, liberamente estrapolati dai media tipografici a lui contemporanei, quasi a “misurare” il linguaggio sull’immagine, e viceversa. Un ciclo straordinario, nel quale la “storia” delle immagini si confronta in tempo reale, in un’interferenza felice e attiva, con la “vicenda” della parola come specchio del divenire sociale e politico e, in senso ancora più esteso, umano.

Il lavoro ha come prototipo una serie di collages degli anni Sessanta basati su immagini tratte dalla diffusissima raccolta storico-artistica I maestri del colore, pubblicata all’epoca dalle edizioni Fratelli Fabbri, che Balestrini ha scelto oggi di trasporre su tela alle dimensioni dei dipinti originari, dando vita così a una grande galleria, virtuale e fisica al contempo, emblematica della sua pratica intermediale, costantemente risolta in senso concreto, e spinta dalla “necessità di dominare il visibile” (espressione che ritroviamo proprio in uno dei testi poetici dedicati dall’autore a questo ciclo di opere).
Qui, a “dominare il visibile” come luogo di possibilità di essere del (e nel) mondo attraverso la creatività come pratica di libertà, è il linguaggio stampato, che filtra l’immagine, proiezione tangibile di un luogo ideale (o meglio, la sua trasposizione visivo-comunicativa attraverso la riproduzione: il museo immaginato), mediata dall’intervento modificatore dell’artista (le filze parolibere).

Il secondo ciclo della sua produzione recente è quello dei Neri. Si tratta di lavori nei quali Balestrini riformula visivamente uno dei concetti cardine della sua poetica artistica, a tutti i livelli: quello della “distruzione”. Sempre attraverso la tecnica del collage, questi lavori prelevano e ricombinano frammenti decostruiti della comunicazione mediatica presente, secondo traiettorie intrecciate e intermittenti. Questi “paesaggi verbali” vengono però in parte cancellati e “dominati” dalla presenza di larghe macchie nere intenzionalmente libere e incisive, che l’artista vi sovrappone, a problematizzarne ulteriormente la valenza semantica: volendo riprendere una delle frasi che vi si leggono, si può dire che tendano così alla “riproduzione del possibile”. I Neri sono accompagnati da un’ambientazione sonora, anch’essa concepita da Balestrini per l’occasione, in cui più voci pronunciano frammenti sconnessi di parole, in una sorta di “impasto” uditivo, ad amplificare in senso totale e immersivo l’idea di distruzione significante sottesa ai quadri stessi. Ne emerge un territorio emotivo-linguistico complesso, retto da un equilibrio espressivo sottilmente dinamico e magmaticamente evocativo che, a differenza dei Maestri del colore, non si fonda più sulla riconoscibilità interferente dei vari elementi (la lettera e l’immagine, ma anche la tecnica esplicita del cut-up che materialmente ne induce la relazione creativa), quanto sul loro intenzionale addensarsi e frammentarsi di una nuova sintassi concreta, tesa al contempo a intuire e a tradurre il collasso comunicativo che connota la nostra epoca ipermediale, in nuovi “luoghi” possibili di relazione.

Vedute della mostra

Opere esposte