La mostra personale di Susana Serpas Soriano (El Salvador 1976, vive e lavora a Roma) presenta diverse serie di lavori realizzati nel corso degli ultimi anni.

L'esposizione è curata da Nicola Davide Angerame e si intitola Oblio, termine con il quale l'artista italo-salvadoregna individua il nucleo teorico di una ricerca che utilizza la fotografia come strumento privilegiato per indagare la caduta spirituale dell'uomo moderno, la sua inquietudine emotiva e l'idea del museo come luogo di pacificazione di lacerazioni esistenziali.

La mostra presenta circa quaranta grandi opere risalenti agli ultimi cinque anni di lavoro. Sono cicli dedicati a soggetti diversi: il corpo, l'architettura, gli animali tassidermizzati, le cere anatomiche e i collage.

L'oblio, secondo l'artista, riguarda quel processo di allontanamento, lento e inesorabile, che porta l'individuo “lontano da sé”, a vivere tendenzialmente estraneo a se stesso, avviluppato dentro una serie di valori e di ideali proposti da un'attualità ormai in preda a giochi di superficie. 

Nel lavoro di Susana Serpas Soriano – sostiene Nicola Davide Angerame – l'esperienza personale diventa spunto di riflessione sull'umano e la narrazione del corpo avviene attraverso una performatività indotta nei soggetti ritratti. La mostra indaga le potenzialità del museo come luogo di narrazione e di fascinazione. La fotografia di Serpas Soriano è a tutto campo: sonda il paesaggio, la natura e l'uomo, cercando di restituire all'immagine contemporanea lo statuto di elemento riflessivo, emozionato ed emozionante, che l'attuale civiltà delle immagini tende inevitabilmente ad inflazionare”.

Il corpo è usato dall'artista come un linguaggio fatto di espressioni e di impressioni, come una tavola di cera sulla quale restano incise emozioni e sentimenti.

Il senso di smarrimento e l'esigenza di un raccoglimento interiore sono alla base di questa poetica che si sviluppa anche usando un tema singolare come la cera anatomica, in uso nei musei signorili e poi nelle Accademie. Firenze, e il suo Museo della Specola, ne conserva di prodigiose, alcune create da uno dei più grandi ceroplasti della storia, l'abate siciliano Gaetano Giulio Zumbo (Siracusa, 1656 – Parigi, 22 dicembre 1701). Serpas Soriano ritrae alcune di queste cere, come esempi di uno spettacolo naturalistico quale è il corpo organico, macchina perfetta e sorprendente, operante al di sotto di quella pelle che lo racchiude e lo tiene insieme.

Le cere anatomiche – spiega l'artista – sono state create soprattutto per scopi di ricerca scientifica, quindi per i medici e i ricercatori dell'epoca. Oggi sono sostituite dalle immagini fotografiche. Quelle rimaste sono divenute, così, oggetti fini a se stessi, esposti in musei per la visibilità di un ampio pubblico fatto soprattutto di scolaresche e turisti”.

La pelle e il corpo sono resi “parlanti” nelle grandi stampe dedicate ai “giganti” prigionieri, chiamati Ikamatisslag, parola che nella lingua Opata, di derivazione Uto-Azteca meridionale, significa “coloro che mentono”. Con essa, Susana Serpas Soriano introduce la critica sociale, che parte da una denuncia dell'individuo come “colui che mente a se stesso”, costruttore inconsapevole di una società fondata su falsi miti e distorti ideali. Dettagli di corpi, colti in spasimi esistenziali, sono ingranditi in dimensioni fuori scala e inquadrati dentro una costruzione prospettica creata dall'artista.

Gli argomenti, le tecniche, le forme, le geometrie, i volumi, i collage, vanno come in una grande corrente in un unica direzione, devono coesistere l'una con l'altra, come accade nella vita. Chiedo allo spettatore di essere libero di pensare per oltrepassare la parte mortifera dell'anima, chiedo una viva attenzione alla vita che necessita sempre di essere compresa". Susana Serpas Soriano

La prospettiva è stata inventata a Firenze durante il Rinascimento ed è divenuta un elemento culturale di primo piano, con implicazioni sulla nostra civiltà riconosciute da più studiosi e filosofi. Susana Serpas Soriano la studia e reinterpreta, inventando semplici strumenti ottici e adoperando maschere fatte di ombre degradanti al fine di creare inedite profondità nelle sue immagini. Si tratta di un aspetto stilistico importante, che accomuna i diversi cicli di opere. Esso appare, in chiave modulare e costruttiva, anche nella serie Orizzonti, dedicata al paesaggio urbano e all'architettura, con vedute aeree di Atene o il ritratto frontale di Villa Borghese a Roma.

Questa mostra rappresenta anche un omaggio a Firenze come patria della cultura rinascimentale, capace di ammodernare la società inventando idee nuove e portando l'individuo ad un nuovo grado di libertà. I musei di Firenze diventano per Susana Serpas Soriano un luogo di raccoglimento. Non sono, però, i grandi musei di arte rinascimentale la sua meta, bensì quelli di storia naturale. La serie di ritratti dedicati agli animali tassidermizzati, provenienti dal Museo Zoologico della Specola di Firenze, recuperano un senso della natura che si fa arte, memoria e amorevole conservazione.

Un'altra serie in mostra è quella dei Collage, una tecnica ampiamente sviluppata dall'artista in mostre precedenti e qui rappresentata da lavori recenti accolti in teche dentro cui si sviluppano associazioni di immagini e di idee. Esse uniscono l'uomo e la natura in un dialogo che per l'artista italo-salvadoregna rappresenta una messe copiosa di stimoli e di riflessioni. (Nicola Davide Angerame)


 

Vedute della mostra

Opere esposte

Susana Serpas Soriano

Il trionfo dell'amore 1, 2010
stampa digitale su carta cotone
150 x 150 cm
 

Susana Serpas Soriano

Ikamatisslag 0, 2009
stampa digitale su carta cotone
150 x 150 cm

Susana Serpas Soriano

Vedute multiple 6, 2012
collage e stampa digitale su plexiglas
70 x 70 cm

 

Susana Serpas Soriano

Vedute multiple 0, 2012
collage e stampa digitale su plexiglas
70 x 70 cm

Susana Serpas Soriano

Oblio gravitazionale 3, 2012
stampa digitale su carta cotone
150 x 183 cm

Susana Serpas Soriano

Oblio gravitazionale 4, 2012
stampa digitale su carta cotone
150 x 183 cm