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Gianni Bertini, La toile de Penelope, 1959
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Siamo lieti di segnalarvi che Gianni Bertini è fra gli artisti della 60a Esposizione Internazionale d'Arte dal titolo Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere, a cura di Adriano Pedrosa e prodotta dalla Biennale di Venezia.

«L’espressione Stranieri Ovunque – spiega Adriano Pedrosa - ha più di un significato. Innanzitutto, vuole intendere che ovunque si vada e ovunque ci si trovi si incontreranno sempre degli stranieri: sono/siamo dappertutto. In secondo luogo, che a prescindere dalla propria ubicazione, nel profondo si è sempre veramente stranieri».

Già invitato fra i giovani artisti nel 1958, presente poi nel 1968 con una sala a lui interamente dedicata, Gianni Bertini è nuovamente tra gli artisti in esposizione nell'ambito della Biennale Arte 2024, questa volta con l'opera La toile de Penelope (1959), un collage di tessuti realizzato in collaborazione con la moglie Licia Monesi che possiamo ascrivere al ciclo dei dipinti informali Espaces imaginaires (1953 – 1960).
Ritroviamo qui un astrattismo ragionato e gestuale, caratterizzato da un impianto strutturale meccanomorfo, simbolo della contemporaneità, che l’artista accosta a titoli che rimandano alla mitologia, con l’intento di elevare l’uomo a una posizione cosmica. Pochi colori e neri assoluti, sono protagonisti della sua astrazione lirica colma di forza e poesia.

Gianni Bertini è stato un vulcano di idee e di passioni, per usare le parole di Lara Vinca Masini, «ha attraversato mezzo secolo di storia artistica a passo di carica, come un guerriero antico (o un kamikaze giapponese) rischiando sempre tutto per tutto ed ha usato la pittura come spada e come vessillo».
In qualità anche di sede dell'Archivio dell'Opera di Gianni Bertini siamo felici che la sua arte possa ottenere ulteriore riconoscimento da una delle più importanti esposizioni internazionali d’arte come la Biennale di Venezia.

 

APPROFONDIMENTO

La Toile de Penelope (1959), un collage tessile realizzato in collaborazione con la moglie Licia Monesi, rappresenta un allontanamento, forse influenzato da Alberto Burri, dallo stile abituale di Bertini. L’opera fa parte di Espaces imaginaires, una serie di dipinti informali che va dal 1953 al 1960. Astratte e gestuali, queste opere presentano titoli significativi che fanno riferimento a personaggi mitologici quali Edipo, Didone, Artemide, Marte e altri. I miti antichi gli forniscono uno strumento per ricostruire un moderno e condiviso umanesimo dopo la guerra e per interpretare i propri sentimenti, le opinioni e la vita personale. Imitando l’immediatezza delle pennellate, vari ritagli di tessuto sono cuciti insieme con punti larghi e volutamente irregolari, in modo che l’opera, vista da lontano, abbia una qualità espressionista, contraddetta dal minuzioso assemblaggio di toppe e fili. La combinazione di tessuti e fili allude alla tela di Penelope, conferendo un ulteriore livello di significato all’opera.

— Antonella Camarda, storica dell'arte (dal sito della Biennale di Venezia 2024)

 

Biennale Arte 2024
Giardini e Arsenale, 20 aprile > 24 novembre 2024
Orario estivo: 11 - 19 (dal 20 aprile al 30 settembre - ultimo ingresso 18.45)
Fino al 30 settembre, solo sede Arsenale: venerdì e sabato apertura prolungata fino alle ore 20.00 (ultimo ingresso ore 19.45)
Orario autunnale: 10 - 18 (dall’1 ottobre al 24 novembre - ultimo ingresso 17.45)
Chiuso il lunedì (tranne i lunedì 22 aprile, 17 giugno, 22 luglio, 2 e 30 settembre, 18 novembre)

 

Opere esposte

Gianni Bertini

La toile de Penelope, 1959
collage di tessuti
146 x 165 cm