Nanni Balestrini è stato uno dei principali protagonisti delle avanguardie letterarie e sociali italiane del secondo dopoguerra. La combinazione della sua sensibilità letteraria e artistica lo hanno portato ad avvicinarsi alla Poesia visiva, che lo ha visto per l'appunto sperimentare attraverso l'utilizzo artistico del collage la ricombinazione di testi esistenti (giornali, riviste, slogan politici) volta alla ricerca dell'espressione di un'enunciazione collettiva.
"La poesia visiva di Balestrini diventa la costante che accompagna parole di diversa estrazione, eppure legate tra loro dal collage: bisogno di uno sconfinamento interdisciplinare non puro e semplice, ma necessario per fondare una peripezia estetica legata a un processo di conoscenza. […] in Balestrini esiste una tensione conoscitiva rivolta anche verso l'assunzione di risvolti che travalicano il semplice assunto formale, con una predilezione verso la rappresentazione di contenuti seppure trasfigurati formalmente attraverso l'elaborazione linguistica.
Il processo di conoscenza elaborato dall'opera riguarda non soltanto lo stato di complessità tecnica ma anche pulsioni interne e bisogni interiori che appartengono a un'idea del mondo. La maturità di Balestrini consiste nell'elaborazione di forme che aggregano elementi disparati tra loro ma dati in pura associazione."
Achille Bonito Oliva
"La furia collagistica di Balestrini, che dura dalla fine degli anni Cinquanta, ha prodotto un corpus di grande coerenza e dalla cifra riconoscibilissima, segno che in questa riappropriazione non indebita dei testi altrui egli ci ha messo qualcosa di suo, che è poi lo stile – il che per un poeta è tutto, ed è fatto di molto sudore creativo.
[…]
Balestrini ha proceduto, nella sua attività di riciclatore, dal grande al piccolo e dal piccolo all'infinitesimale. Dapprima prelevava testi interi, poi li sminuzzava, poi ha fatto collages di sole parole, e infine di brandelli di parole e di lettere alfabetiche. E' disceso dall'universo dei testi a quello della tipografia. E lo si vede benissimo in queste ultime prove, tanto più affini alle arti visive che non alla poesia, talché si sarebbe tentati di non-leggere bensì soltanto guardare questi labirinti e rizomi tipografici […]."
Umberto Eco