Gianni Bertini e l'Informale

Gianni Bertini è stato un artista che, per usare le parole di Lara Vinca Masini, “ha attraversato mezzo secolo di storia artistica a passo di carica, come un guerriero antico (o un kamikaze giapponese) rischiando sempre tutto per tutto ed ha usato la pittura come spada e come vessillo”.
Toscano per nascita e parigino d'adozione, queste sono le influenze che hanno generato la sua arte, che apparentemente può sembrare disordinata e caotica, fatta di rottura e discontinuità, realizzata nella spontaneità creativa e travolgente del momento. In realtà Bertini obbedisce a delle regole precise che egli si impone e che guidano la sua ricerca; perché, per lui, perseguire un'idea costituisce l'esigenza primaria e basilare del suo lavoro, con una logica ostinata, guidata da uno spirito razionalista, formato alla matematica.

Tra gli anni Cinquanta e Sessanta Bertini aderisce alla corrente Informale. Una pittura gestuale caratterizzata da un'astrazione cosciente e ragionata, per cui ogni elemento sembra avere una funzione strutturante, quasi matematica, che ricorda la struttura dell'universo, riuscendo però allo stesso tempo a restituire e suggerire emozioni. Lo spazio di Bertini si configura come un insieme di elementi meccanici, turbine, pistoni, alberi motori, simbolo della contemporaneità, che l’artista accosta a titoli che rimandano alla mitologia, con l’intento di elevare l’uomo ad una posizione cosmica.

Opere

Gianni Bertini

Domani il resto, 1954
olio su tela
60 x 81 cm

Gianni Bertini

Écume de Thétys, 1958
olio e anilina su tela
195 x 130 cm

Gianni Bertini

Arianna, 1954
china e anilina su tela
40 x 50 cm

Gianni Bertini

Fuite de Thisbé, 1957
olio e anilina su tela
80,5 x 65 cm

Gianni Bertini

L'amour de Thesée, 1959
tempera su tela su masonite
55 x 36,5 cm

Gianni Bertini

Senza titolo, 1955
tempera e china su carta
37,5 x 56 cm