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Pino Pascali - I volti umani di Cristo

 Schermata 2015-05-08 alle 09.39.58.pngQuattro opere giovanili di Pino Pascali


Chiesa di San Fermo Maggiore
Corte Sant'Elena, Verona

 

dal 10 maggio - 21 giugno 2015

Inaugurazione: 9 maggio ore 17


Ingresso libero

Informazioni: tel. 055410153 info@frittelliarte.it

Catalogo: brochure con testi di Don Giancarlo Grandis, Alessandro Delpriori, Claudia Lodolo


Si inaugura sabato 9 maggio alle ore 17 una mostra dedicata a Pino Pascali, uno dei più grandi interpreti dell'arte italiana del Novecento e tra gli esponenti più significativi dell'arte povera.
Pino Pascali, scultore, scenografo, performer e disegnatore, è tra i quattro artisti italiani scelti dal curatore Okwui Enwezor per il padiglione internazionale della 56. edizione della Biennale di Venezia, intitolata All the World's Future, inaugurata mercoledì 6 maggio.

La mostra, realizzata in collaborazione con il Museo Diocesano d'Arte Sacra di San Fermo Maggiore e l'Associazione Amici del Centro d'Arte Spaziotempo, indaga il rapporto tra arte contemporanea e sfera del sacro. Nel suggestivo ambiente della Chiesa inferiore di San Fermo Maggiore a Verona, saranno presentate quattro opere su carta inedite in cui l'artista pugliese affronta il tema del divino nella raffigurazione del volto di Cristo. Queste opere appartengono agli anni giovanili, tra 1957 e il 1958, periodo in cui Pascali era ancora studente all’Accademia di Belle Arti. Le immagini di Cristo, realizzate con la tecnica “a stampo”, introducono un aspetto meno conosciuto dell'eclettica produzione artistica di Pino Pascali.
 
 
 
BIOGRAFIA

Pino Pascali
Polignano a Mare (Bari 1935 – Roma 1968)

Nato in Puglia, in un paese della provincia barese, e “vittima consapevole” di un ambiente fortemente provinciale e primitivo (nell’accezione positiva del termine) comincia a viaggiare: arriva a Napoli, ma la svolta è a Roma quando si iscrive, nel 1955, all’Accademia di Belle Arti.  Comincia un periodo nel quale si sovrappone ogni tipo di esperienza e di progetto: l’entusiasmo per il corso all’Accademia tenuto da Toti Scialoja (non solo scenotecnica, ma anche filosofia e arte contemporanea) si congiunge ad una voglia, allo stesso tempo razionale e sfrenata, di vivere l’arte, la città, il quotidiano stesso “en bohème”.
Nel 1963 comincia a lavorare per la televisione. Significativo il rapporto di lavoro che aveva instaurato: più che consegnare dei veri e propri lavori finiti, creava degli spunti che venivano poi liberamente gestiti dai laboratori televisivi ed adattati alle più svariate esigenze. Aveva eseguito bozzetti, disegni e “corti” per Carosello e altre trasmissioni tv.
Tra il 1964 ed il 1965 Pascali  espone con frequenza in alcune gallerie romane. La prima personale nel 1965 alla Gallerie La Tartaruga. Verso il 1966, con la serie dei “Cannoni”, Pascali affronta il problema di un’arte che “sfonda” i limiti dello spazio espositivo. Nello stesso tempo elabora l’idea di costruire una nuova arca di Noè con animali preistorici e marini: le successive “Finte sculture”.  Per lavorare a questo progetto rinuncia a diverse commissioni pubblicitarie e di scenografie. A fine anno avviene la definitiva  consacrazione (anche al di fuori dei confini nazionali) dovuta soprattutto alla stretta collaborazione con la galleria L’attico di Fabio Sargentini.
Nel 1967 comincia a cercare un’integrazione sempre più difficile e stimolante tra cultura agraria (nel senso di primaria) e civiltà industriale. Inizia a studiare la “struttura intima” degli elementi base: l’acqua e la terra.  Questi esperimenti porteranno alle opere sul mare ed alle “Pozzanghere”.
Il 1968 rappresenta un anno particolare: da un lato la presenza di un nuovo fenomeno culturale, l’Arte povera di Germano Celant, favorisce nuove collocazioni (rispetto alle quali Pascali si mantiene laterale); dall’altro la contestazione generale dell’estate interviene pesantemente sui suoi progetti: non riesce a realizzare l’annunciata Antibiennale veneziana ed interrompe un progetto che avrebbe dovuto interessare alcune città italiane: le “Attività immaginarie”. L’11 settembre 1968 Pascali muore a Roma in un incidente motociclistico.

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