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Martedì 22 marzo 2016
ore 18:30
Presentazione del libro

 

PAOLA DI BELLO
WORKS 84-16

 Paola Di Bello dialoga con Luca Panaro e Raffaella Perna
in occasione dell’uscita della prima monografia
con taglio retrospettivo sull’opera dell’autrice

 

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Paola Di Bello Works 84-16
Danilo Montanari Editore, Ravenna 2016
Collana a cura di Luca Panaro



La mostra propone una selezione di opere appartenenti alle serie Concrete Island e Rischiano pene molto severe, realizzate da Paola Di Bello tra la seconda metà degli anni Novanta e il 2001. In entrambe l’artista sceglie un’angolazione inconsueta nel fotografare oggetti e persone. Di Bello ruota l’obiettivo di 90 gradi e i soggetti passano dalla posizione orizzontale a quella verticale, generando un cambiamento nella percezione della realtà. In Concrete Island (1996/2001), in particolare, l’artista fotografa e propone a grandezza naturale oggetti di scarto – sedie, tavoli, divani, lavandini ecc. –, che giacciono abbaINVITO_web_1.jpgndonati sull’erba o sul ciglio della strada; attraverso la rotazione, gli oggetti tornano ad assumere la posizione che avevano prima di essere buttati via. Di Bello ricorre a una soluzione analoga anche nella serie Rischiano pene molto severe (1998/2001), in cui l’artista ritrae, per diversi mesi, le persone senza fissa dimora che dormono nelle stazioni ferroviarie e metropolitane di Milano: attraverso il cambio di angolazione e la stampa di grande formato (in scala 1:1) i soggetti assumono un aspetto monumentale.
Nelle foto di Paola Di Bello la rotazione ha un duplice significato: da un lato, l’artista getta uno sguardo diverso sulle cose e sul mondo; ruotare l’obiettivo risponde infatti alla scelta di assumere un punto di vista inedito, in cui i confini tra realtà e finzione si fanno labili. L’artista scopre un volto nuovo del reale che, come nella pittura metafisica, è rappresentato come un’entità straniante, dalla quale scaturisce un senso di sospensione allucinata. I senza casa sono ritratti mentre dormono: l’artista li raffigura come presenze silenziose e immobili che incombono sul riguardante e lo inducono a non voltare gli occhi da un’altra parte. Nel contempo, ruotare l’obiettivo per Di Bello è un gesto di cura, con il quale ella si fa carico della vulnerabilità di queste persone. La scelta di ritrarre soggetti marginali esprime, infatti, l’intenzione dell’artista di restituire loro visibilità e corpo. Paola Di Bello porta all’attenzione dell’osservatore immagini che raccontano storie di perdita, di assenza e di alienazione umana. Anche gli oggetti di Concrete Island, in fondo, hanno per tema gli esseri umani e le loro storie: su di essi sono impresse le tracce dell’usura e del trascorrere del tempo; si tratta di immagini melanconiche che evocano il passato e la morte. Di Bello, in queste opere, sembra far sue le riflessioni di Susan Sontag, secondo la quale scattare una fotografia significa partecipare “della mortalità” e “della mutabilità di un’altra persona (o di un’altra cosa)”. Queste foto, tuttavia, più che la nostalgia e il rimpianto, esprimono un desiderio di riscatto: l’urgenza di incidere sulla realtà attraverso un processo di trasformazione dello sguardo.
 

 

Milanese di adozione, Paola Di Bello è nata a Napoli nel 1961. Fotografa e videomaker, si forma come artista nello studio del padre Bruno, uno degli artisti italiani che negli anni Settanta scelgono lo strumento fotografico in modo più radicale. Realizza la sua prima personale nel 1990 alla Galleria Care-of. Ha così inizio la sua carriera artistica collaborando anche con il “talent-scout” Luciano Inga-Pin, che insieme al Care-orappresentano le gallerie più fertili nel panorama artistico giovanile milanese. Nel 2000 vince una borsa di studio in Florida presso l’ACA che la porterà a collaborare con William Kentridge e Marc Dion nella residenza di Civitella Ranieri. Dal 2006 è titolare della cattedra di Fotografia dell’Accademia di Brera, dove attualmente coordina il Biennio specialistico di Fotografia. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all’estero tra cui ricordiamo: nel 2001 The Overexcited Body al Sesc Pompeia di São Paulo e a Palazzo Reale a Milano; nel 2003 50a Esposizione Internazionale d'Arte Biennale di Venezia; nel 2006 Biennale di Corea; nel 2007 La parola nell’arte al Museo Mart di Trento e Rovereto; nel 2009 Biennale di Praga e alla Biennale di Lione; nel 2010 collezione Consolandi al Museo Maga di Gallarate e alla mostra Community al Museo Marca di Catanzaro; nel 2011 Mappamundi al Museo Berardo di Lisbona. Nel 2008 è uscito il libro Bildung per Damiani Editore e nel 2004 la rivista Domus le ha dedicato la copertina.

 
 
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