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Mec Art. Arte oltre la fine della pittura
a cura di Francesco Tedeschi

Frittelli Arte Contemporanea
via Val di Marina 15 – 50127 Firenze

inaugurazione venerdì 4 giugno ore 18
4 giugno – 24 luglio 2010
tel 055 410153 |  fax 055 4377359
info@frittelliarte.it   press@frittelliarte.it

dal martedì al sabato 10-13 | 15,30 – 19,30


Artisti: Gianni Bertini, Bruno Di Bello, Elio Mariani, Mimmo Rotella, Aldo Tagliaferro
Catalogo  in galleria: Silvana Editoriale a cura di Volker W. Feierabend con testo critico di Francesco Tedeschi

La mostra dedicata ai protagonisti della Mec Art in Italia vuole sottolineare gli aspetti originali della produzione degli artisti (Gianni Bertini, Bruno Di Bello, Elio Mariani, Mimmo Rotella, Aldo Tagliaferro), rivolti a valorizzare i procedimenti fotografici quale via di elaborazione di opere che mantenevano una stretta affinità con il mondo della pittura, non solo per il ricorso al supporto della tela. Le trasposizioni e le rielaborazioni dell’immagine fotografica da loro introdotte intendevano essere una riflessione sulle possibilità offerte dalla riproducibilità dell’immagine, per una ipotesi di “democratizzazione” dell’opera d’arte, ma anche un modo di interpretare i caratteri delle forme di comunicazione visiva introdotti dalla sempre più invadente società dell’immagine e del consumo dell’immagine. Per questo, fin dall’introduzione del termine, avvenuta nell’ambiente parigino di metà anni Sessanta nella cerchia di artisti sostenuti da Pierre Restany, tra i quali figuravano Mimmo Rotella e Gianni Bertini,  la Mec Art ha avuto il carattere di una possibile risposta o di una variante rispetto alle forme e ai propositi della Pop Art americana. La Mec Art si è distinta da quella e dalle altre correnti pop, anche perché diversi sono stati i modelli ai quali si sono riferiti gli artisti che l’hanno realizzata o i temi attorno ai quali la loro proposta si è esercitata.

Per questo la mostra è costruita tenendo conto dei soggetti che richiamano in buona parte i “nuovi miti” già oggetto delle indagini di Roland Barthes nella sua celebre raccolta di saggi Miti d’oggi (Paris, 1957).
Accanto ad alcune opere che richiamano il carattere di un’epoca, nella ripresa di frammenti della cronaca di quei giorni presto divenuta storia, con il riferimento a figure quali quelle di Giovanni XXIII e Paolo VI, ma anche di Moshe Dayan o di Mao Tse-Tung (tra le immagini qui presenti, icone alle quali altre vanno accostate, a cominciare da quella di Kennedy), o all’incipiente contestazione, che porta alle posizioni polemiche nei confronti del sistema di vita americano, proprie di buona parte del ’68 europeo, si trovano le immagini che segnano l’ascesa della liberazione sessuale, attraverso la contraddizione tra una oggettualizzazione dell’eros e del corpo femminile e la nuova coscienza di un ruolo della donna nella società, come si può dedurre da alcune delle opere presentate.
A differenza della Pop Art americana, nelle sue ragioni immediate e nella ricerca di un dialogo con le forme di comunicazione pubblicitaria o popolare, la Mec Art, come altre forme dell’arte europea di quegli anni, non dimentica, anzi sostiene le ragioni di un dialogo con la storia dell’arte e in particolare con le avanguardie del primo Novecento, come dimostrano le citazioni e gli omaggi individuabili nei lavori di Elio Mariani e di Bruno Di Bello, che vanno a costituire la base dell’ironico dialogo con il passato, riscontrabile negli autoritratti di Gianni Bertini e di Mimmo Rotella.
Altri aspetti dell’opera di questi artisti incontrano i temi di una società sempre più fondata su un genere di immagine di consumo, come si verifica nelle fotografie dai rotocalchi e dalla pubblicità, ma vanno a introdurre anche una riflessione analitica sul ruolo dell’artista e della sua possibilità di creare immagini autonome, in un processo che va a introdurre elementi concettuali, come accade nei lavori di Aldo Tagliaferro e di Bruno Di Bello, e in particolare nelle loro realizzazioni intorno al 1970. Anche di queste, oggetto allora di alcune mostre personali di primo piano, realizzate in un periodo in cui la definizione di gruppo andava perdendo energia, la mostra vuole dare una testimonianza, nell’intenzione di recuperare la dimensione di attualità storica di un progetto di elaborazione figurativa e critica del modello di cultura visiva che gli anni Sessanta hanno tramandato, attraverso opere che dimostrano la loro originalità anche al confronto con le più attuali ricerche sugli intrecci tra arte e fotografia.


 

 
 
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