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Corrado Cagli

Corrado Cagli nasce ad Ancona nel 1910 e si trasferisce, al seguito della famiglia nel 1915 a Roma dove compie studi classici e successivamente frequenta i corsi dell'Accademia di Belle Arti. Nel 1928 partecipa alla mostra Esposizione degli amatori e cultori con un lavoro di artigianato; realizza un murale di 70 metri per il salone adibito a teatro del gruppo Campo Marzio – Trevi Colonna del partito nazionale fascista. Diventa direttore artistico della fabbrica di ceramiche d'arte Ronzetti a Umbertide dove in casa Maravelli realizza un affresco sul tema della battaglia del grano. Nel 1932 partecipa al concorso di decorazione per il pensionato artistico nazionale eseguendo il tema votato a Icaro.
 
Nel 1933, come esponente della giovane scuola romana, apre la sua prima personale presso la galleria Il Milione di Milano, con Capogrossi e Cavalli; nello stesso anno pubblica il famoso articolo Muri ai pittori sulla rivista Il Quadrante di Massimo Bontempelli, punto di partenza critico sulla funzione della nuova pittura parietale, esibita alla Triennale di Milano con l'affresco  Preparativi per la guerra.  A Parigi nel 1933 espone alla galleria Jacques Bonjeon con Capogrossi, Cavalli e Scavi, presentati in catalogo da Waldemar George che codifica la definizione “école de Rome”. Nel 1935 espone alla Quadriennale di Roma ed esegue l'affresco per l'Opera Nazionale Balilla: La corsa dei berberi, censurato dal ministro dell'educazione nazionale e salvato poi da una finta parete dalla distruzione. Sempre nel 1935 inaugura l'attività della Galleria della Cometa di Letizia Pecci Blunt e partecipa alla mostra d'arte italiana a Parigi e Londra. Da quegli anni la produzione dell'artista si orienta verso un'etica civile ed esistenziale che lo porta alla rottura con l'ortodossia culturale ufficiale già annunciata con la Battaglia di San Martino e Solferino, del 1936, grande tempera ad encausto (6x4m) che recupera il valore plastico e i colori vivaci della pittura quattrocentesca. I temi mitici, dalla fondazione di Roma ai grandi italiani, proposti all'Esposizione Internazionale di Parigi del 1937, trovano la disapprovazione di Galeazzo Ciano che, come la stampa del regime, vedeva in Cagli e nel gruppo della Cometa un possibile “centro di snazionalizzazione nel campo dell'arte”. Sempre con gli amici della Cometa espone nel 1938 a New York e partecipa nello stesso anno alla Biennale di Venezia.
Tra il 1936 e il 1937 l'artista è suggestionato dalle cifre espressionistiche di Matisse con le quali viene a contatto nel soggiorno parigino del 1938. Con l'incalzare delle persecuzioni razziali e politiche, nel 1940 si trasferisce negli Stati Uniti, diventando cittadino americano a tutti gli effetti e partecipa alla II guerra mondiale nell'esercito alleato. Nel dopoguerra, rientrato in Italia, approfondisce una particolare visione della poetica espressionistica con La rabbia del 1946, e I Dioscuri, La veglia e Il sonno del 1947. Stabilitosi definitivamente in patria dal 1948, la sua pittura attraversa varie fasi, dalla neometafisica, al neo cubismo, all'informale (ricordiamo la mostra Arte astratta e concreta in Italia alla Galleria d'arte moderna di Roma del 1951) per poi approdare ad una personale linea espressiva mitologico-fantastica che sviluppa tra gli anni 1956-57.
 
Sperimenta la scenografia teatrale ed è accanto al grande coreografo George Balanchine con Sinfonia concertante per violino e viola di Mozart per il Ballet Society di New York, dove è tra i fondatori. Sempre a New York con Giancarlo Menotti, collabora alle scene con il bozzetto per la partitura The Medium e The telephone; disegna scene e costumi per The Dusk di Goldmann, affrontando nel 1952 la messinscena del Tancredi di Rossini del Maggio Musicale Fiorentino. Nel 1953 esegue Le Metamorfosi di Ovidio fino al '57, anno in cui realizza le scene e i costumi per Bacco e Arianna che segna l'inizio di una lunga amicizia e collaborazione con il coreografo Aurel Millos. Nel 1963 partecipa alla 1a Esposizione Internazionale di scenografia a Napoli e continua a collaborare sia nell'ambito teatrale che nel cinema, in particolare con John Houston ne La Bibbia e nella messinscena delle Miniere di zolfo di Rodney Bennet. Nel 1960 rivisita il mito mediterraneo di cui emblematici restano gli Inchiostri colorati  delle Siciliane. Negli anni  Settanta sperimenta la tecnica a frottage in una serie di ritratti mitico-fantastici, continuando a lavorare per il teatro con Millos, affascinato dal tema delle metamorfosi.
 
Al Maggio Musicale Fiorentino del 1974 esegue la scenografia di Agnese di Hohenstaufen di Spontini per la regia di Franco Henriquez e poi lavora ancora per il Filottete di Sofocle su musica di Luciano Berio a L'Aquila.
Nel 1976 muore a Roma, dopo una intensissima e appagante attività di ricerca.

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